ITINERARIO “LE CITTA’ D’ARTE”

Da Macerata si raggiungono molto facilmente numerosi paesi, più o meno grandi, che sono ancora fuori dai più comuni tour turistici ma che sono in realtà molto ricchi di storia e di arte e, inoltre, molto ospitali per la tranquillità del modo di vita e per l’ambiente naturale che li circonda. Rappresentano oggi delle alternative valide per chi vuole scoprire nuovi luoghi, nuovi paesaggi e anche prodotti gastronomici tipici e soprattutto genuini.

Da Macerata in breve tempo si raggiunge Pollenza (344). Situata su un panoramico colle tra la valle del Chiesti e quella del Potenza, è sorta in epoca medievale con il nome di Montemilone presso l’antica città romana di Pollentia. Nel 1862 il nome fu cambiato in Pollenza.

Oggi la sua economia ruota attorno all’attività del restauro e del mobile in stile. Conserva lo schema urbanistico medievale ed il nucleo storico è cinto ancora dalle antiche mura. Percorrendo via Roma, la via principale, si incontra la Chiesa di San Giuseppe che presenta il portale del ‘500. In piazza Ricci è collocata un’ara romana, oggi utilizzata come monumento ai Caduti. Nella piazza principale si trova il Teatro Comunale, costruito nella seconda metà dell’800: a ferro di cavallo presenta decorazioni in stile rinascimentale e due ordini di palchi e il loggione. Davanti al teatro si trova il busto di Giuseppe Verdi, del 1913, unico monumento dedicato al maestro nelle Marche. Nella stessa piazza di trova il palazzo Municipale, costruito nel 1775, con un bel portale barocco e la torre civica con cupola attribuita al Sansovino ed una parte in ferro in alto. Interessante è il Museo di Storia patria Pollentina che conserva reperti piceni e romani trovati nelle campagne e costumi tradizionali e materiale vario  risalente all’epoca della Battaglia della Rancia tra Gioacchino Murat e l’esercito austriaco nel 1815, combattuta in parte anche nel territorio di Pollenza. Continuando per la via principale si arriva alla Chiesa dei SS. Francesco ed Antonio con un’artistica facciata di Cesare Bazzani che fa da cornice ad un portale gotico che resta dell’antica costruzione. In fondo alla via si trova l’imponente Chiesa di San Biagio o Collegiata, eretta nel secolo scorso in forme neoclassiche. A croce greca, presenta una cupola centrale ed un interno molto decorato.

Scendendo da Pollenza ed attraversando il fiume Potenza si può si può raggiungere Treia (342 m).

La città medievale è situata in posizione panoramica sulla sinistra della valle del fiume Potenza. La morfologia del terreno ha dettato l’organizzazione urbanistica del centro storico che si presenta di forma allungata. Il nome le deriva dal nome Trea che si riferiva all’insediamento romano situato nell’area del Santuario del SS.Crocifisso.

Trea fu municipio dell’età tardo-repubblicana e fu probabilmente distrutto dai barbari. Nel secolo XI divenne Comune. Fu successivamente sottomessa ai Da Varano e a Francesco Sforza. Nel 1790 ebbe di nuovo il titolo di città ed il nome di Treia.

Il centro conserva ancora parti medievali di grande suggestione. La Piazza della Repubblica è chiusa da una balaustra da cui si possono ammirare le dolci colline maceratesi. Al centro della balaustra si trova una scultura raffigurante papa Pio VI del 1785. Tra gli edifici che si affacciano sulla piazza spicca il porticato Palazzo Municipale, dei secoli XVI-XVII, la cui facciata è arricchita da stemmi e da un altorilievo raffigurante la Madonna di Loreto. All’interno si trova il Museo civico Archeologico con materiali della Trea romana e del territorio circostante. La Chiesa di San Filippo, settecentesca, ha facciata incompiuta. Di fronte alla chiesa sta il palazzo dell’Accademia Georgica, costruito nel 1823 su progetto del Valadier. All’interno è custodito un prezioso archivio e documenti vari importanti per la storia della città. La Cattedrale dedicata alla SS. Annunziata fu eretta nel ‘700 e all’interno conserva, tra l’altro, un busto di Sisto V in bronzo e oro. La Chiesa di San Michele, costruita nel XIII secolo in forme romaniche con qualche elemento gotico, custodisce nell’abside una pregiata tavola raffigurante Lo Sposalizio di Santa Caterina di Andrea da Iesi e parti di affreschi votivi. Fuori dal paese si incontra il Santuario del SS. Croficisso, eretto, nelle forme attuali, agli inizi di questo secolo. All’interno, sull’altare maggiore, è esposto un prezioso Crocifisso ligneo, oggetto di devozione fin dal XVI secolo. Bello il chiostro settecentesco, annesso alla chiesa. Recentemente restaurato, riporta alle pareti episodi della vita francescana.

La città è famosa perché ancora vi si pratica l’antico Gioco del Pallone a Bracciale nell’arena Carlo Didimi. Ogni estate, ad agosto, “La Disfida del Bracciale” rievoca l’antica tradizione mettendo a confronto i vari quartieri della città.

Si lascia Treia in direzione Cingoli (631 m.) Città di origini molto antiche, denominata “Balcone delle Marche” per la sua posizione panoramica che spazia dal Conero ai Monti Sibillini, ancora racchiusa da mura, è ricca di palazzi nobiliari ed importanti chiese. Inoltre sono numerose le stradine secondarie che presentano luoghi caratteristici e di grande suggestione, Fondata nel III a.C., la romana Cingulum venne poi distrutta dai Goti e Longobardi e numerose sono le testimonianze dell’epoca. Cingoli ha dato i natali a Papa Pio VIII, esponente della famiglia Castiglioni. Soprattutto d’estate, visto anche il clima favorevole, è luogo privilegiato per soggiorni rilassanti, ma nello steso tempo stimolanti. D’interesse turistico l’omonimo lago artificiale, ben attrezzato per piacevoli soste e passeggiate. Rinomata la cucina locale e, tra i prodotti tipici, l’olio.

Il centro della città è Piazza Vittorio Emanuele, dominata dal Palazzo del Comune, costruito nel secolo XII su un edificio romano, riedificato nel 1531, con accanto la Torre dell’Orologio che ha il quadrante dell’orologio risalente al 1482. All’interno il Museo Archeologico Statale custodisce reperti vari di epoca preistorica, romana e medievale proveniente da tutti il territorio cingolano. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, seicentesca, presenta la facciata incompiuta e l’interno trasformato nel 1938. Scendendo per via Garibaldi, la strada principale del paese, si notano notevoli palazzi del ‘500 e ‘600, tra cui Palazzo Castiglioni, dove nacque Papa Pio VIII, con arredi ottocenteschi. Interessante la Pinacoteca Comunale “Stefanucci” che conserva una Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto e altre opere provenienti da chiese del territorio. Oltrepassando la Chiesa di S. Francesco, originariamente trecentesca, si raggiunge il “Balcone delle Marche” celebra belvedere da cui si gode un bellissimo panorama fino al Monte Conero; particolare è la Chiesa di S. Filippo Neri costruita sulle fondamenta della Cattedrale del VI secolo, con interessantissimo interno tardo barocco, con cappelle a nicchia ornate di stucchi ed affreschi. Fuori dal centro storico si trova la Chiesa di S. Esuperanzio di forme romanico-gotiche costruita nella seconda metà del XII secolo per custodire le spoglie di Santo Vescovo, protettore della città. L’interno, con presbiterio sopraelevato sulla cripta del 1777, presenta alle pareti affreschi votivi dei secoli XV e XVI. Notevoli, tra l’altro, sono anche la Chiesa di San Benedetto, la Chiesa di San Nicolò e quella di San Domenico.

Seguendo le indicazioni stradali si raggiunge San Severino Marche (235 m.) San Severino ha origini pre-romane come testimoniano le numerose necropoli picene rinvenute nella zona. Più tardi si sviluppò la città romana Septempeda. Nel V-VI secolo, in seguito alle invasioni barbariche, i suoi abitanti si rifugiarono sul colle Monte Nero, oggi Castello. Nel XII secolo divenne libero comune di parte ghibellina. Nel XIV secolo si affermò la signoria degli Smeducci della Scala che controllò il comune fino al 1426, quando San Severino ritornò allo stato Pontificio. Di grande importanza è la Scuola pittorica di cui i fratelli Salimbeni di San Severino che operarono una rivoluzione nel mondo pittorico marchigiano del primo ‘400, legandosi, come protagonisti, alla cultura gotico-cortese europea. Nel 1586 ricevette il titolo di “città” dal Papa Sisto V e divenne sede vescovile. Numerosi sono gli edifici tardocinquecenteschi, barocchi ed ottocenteschi che danno un aspetto monumentale alla città.

Il Castello, sul Monte Nero, offre al visitatore un panorama di grande bellezza e monumenti importanti come la Porta delle Sette Cannelle e l’omonima fontana, la torre comunale e il Duomo Vecchio. Forse risalente al X secolo fu ricostruito nel 1061 e rimaneggiato più volte. La facciata del ‘300 è arricchita da un bel portale sormontato da una piccola edicola e dal campanile aperto in alto da due bifore, simile ad altri campanili della città; molto interessante il suo chiostro del XV secolo. Accanto al Duomo Vecchio è stato da poco collocato il Museo Archeologico G. Moretti che ospita importanti reperti d’epoca preistorica e protostorica, tra cui armi e ceramiche, corredi funerari piceni provenienti dalle necropoli del territorio ed iscrizioni e cippi funerari d’epoca romana. Oggi il centro della città è la Piazza del Popolo, bellissima e suggestiva, di forma ellittica e circondata da importanti palazzi in gran parte con portici. Da notare il Palazzo Comunale del 1764, la Chiesa di San Giuseppe, in stile barocco; il palazzo Servanzi Collio, in cotto e bugnato,, del XVI secolo, la Torre dell’Orologio, del XIX secolo, che segnala l’accesso alla Chiesa della Misericordia con affreschi dei fratelli Salimbeni (1404), il Teatro Ferocia del 1827. La Chiesa di Sant’Agostino, il nuovo Duomo, fondata nel XIII secolo ma successivamente ampliata, conserva un portale tardo-gotico ed elementi quattrocenteschi sulla facciata. Molto interessante è la Pinacoteca P. Tacchi Venturi che comprende opere di grande valore tra cui affreschi dei fratelli Salimbeni, e dipinti di Lorenzo D’Alessandro, Paolo Veneziano, Vittore Crivelli, Allegretto Nuzi e del Pinturicchio. Alla fine di Via Salimbeni si trova la Chiesa di San Lorenzo in Doliolo, del XII secolo ma più volte rimaneggiata. Il campanile del ‘300 costituisce la facciata della Chiesa e presenta anch’esso le caratteristiche dei campanili sanseverinati. L’interno presenta il presbiterio molto elevato e la cripta che conserva affreschi dei fratelli Salimbeni. Riprendendo la strada per Macerata si giunge alla Chiesa di Santa Maria della Pieve che conserva l’abside e il fianco destro dell’antica struttura romanica ed affreschi votivi dei secoli XIV e XV. Nei dintorni della chiesa sono stati ritrovati resti della romana Septempeda.

 

ITINERIARIO “LE AREE ARCHEOLOGICHE”

Il territorio maceratese è un territorio ricco di storia e abitato fin dalla preistoria. Nell’epoca romana molte città venivano costruite lungo le vie principali di comunicazione e oggi sono numerose le aree del territorio maceratese importanti dal punti di vista archeologico e ricche di testimonianze delle vita del passato.

 

Parco Archeologico di Urbs Salvia

Urbisaglia oggi è un interessante centro, di origine medievale, ancora con le mura ben conservate, situato in posizione panoramica. La Urbs Salvia romana faceva parte della V Regio (Picenum), fondata nel I secolo a.C. attorno l’incrocio delle strade che univano Firmum a Septempeda e Asculum ad Auximum. Fu distrutta da Alarico nel 409-410 e in seguito abbandonata.

Il Parco interessa un’area di circa 40 ettari ed è visitabile attraverso un comodo tracciato di un chilometro che consente di cogliere la struttura originaria della città romana. Importante anche la visita del Museo Archeologico che conserva materiali, sculture ed iscrizioni rinvenuti durante varie fasi di scavo.

Nel punto più alto dell’antica città romana si trova il Serbatoio dell’acquedotto, formato da due cisterne parallele che rifornivano d’acqua la città sottostante.

Il Teatro, appoggiato sul pendio della collina, venne costruito nel 23 d.C. circa ed è uno dei più grandi d’Italia. Sono ancora riconoscibili le diverse parti della cavea e della scena e conserva parti notevoli di intonaco dipinto.

Più in basso l’Edificio a nicchioni fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città, cioè tra la sovrastante piazza del teatro ed il Forum.

Ai piedi della collina, lungo l’odierna strada statale 78 che ripercorre l’antico decumanus, si estende l’area sacra costruita da un piccolo tempio e da un tempio più grande circondato da un Criptoportico, corridoio sotterraneo dove si possono ammirare pregevoli affreschi con iconografie legate alla propaganda augustea e deliziosi riquadri raffiguranti animali e maschere lunari.

Superando i resti delle mura, che ancora sono visibili su tre lati della città, si arriva all’Anfiteatro, situato, come era usuale, fuori dalle mura. Fu costruito poco prima dell’80 d.C. per conto dell’urbisalviense Flavio Silva Nonio Basso, generale di Tito, personaggio politico che rivestì anche la carica di Console, e conserva ancora il muro perimetrale, arricchito da nicchie, i vomitoria, il podio e l’arena. Oggi ospita in estate un’apprezzata stagione teatrale.

Seguendo la strada che attraversa Tolentino si raggiunge San Severino Marche che si trova lungo la valle del Potenza.

 

AREA ARCHEOLOGICA DI SEPTEMPEDA

Lungo la strada SS 361, il località Pieve, sorgeva Septempeda. La strada all’epoca era una diramazione della via Flaminia che collegata Nocera Umbra con Ancona. Si trovava in posizione strategica tra la costa adriatica e quella tirrenica. La zona archeologica si trova nell’area della Chiesa di Santa Maria della Pieve (XIII secolo) e sono stati portati alla luce resti di mura (principio II secolo a.C.), in blocchi di pietra arenaria; parti di un edificio pubblico e di un impianto termale con piscina, con calidarium e frigidarium.

A poca distanza dall’area archeologica si trovano, sulla sommità di un colle, i ruderi del duecentesco castello di Pitino. Qui è venuta alla luce una necropoli picena del VII-V secolo a.C., nelle cui tombe sono stati trovati molti oggetti interessanti tra cui vasi, spade di bronzo, elmi ed ornamenti di corazze. Di grande interesse è il Museo Archeologico G. Moretti che trova spazio oggi nel complesso monumentale del Castello sul Monte Nero. Il nuovo Museo raccoglie materiali preistorici e protostorici come armi e ceramiche, oggetti, epigrafi e cippi funerari della romana Septempeda, corredi funerari piceni della necropoli dell’area circostante Pitino. La visita al Museo favorisce la conoscenza della storia e delle civiltà che hanno caratterizzato questa parte del maceratese e che fanno di San Severino Marche una città ricca di storia. Inoltre la ricca documentazione archeologica rinvenuta in quest’area testimonia la notevole importanza che la valle del Potenza ebbe come asse di collegamento tra la costa adriatica e quella tirrenica. Infatti nel Museo Archeologico sono conservati oggetti etruschi e greci ritrovati in alcune tombe delle necropoli picena di Pitino.

 

Helvia Recina (Macerata)

All’incrocio tra la strada che veniva da Septempeda e quella proveniente da Urbs Salvia, a pochi chilometri dall’attuale Macerata, si trovava l’antica Helvia Recina. Antica città romana di origini non molto chiara, sarebbe stata distrutta nel secolo V o VI dai Visigoti. Sono stati rinvenuti notevoli tratti della strada romana. Molto interessanti i resti del teatro, imponente testimonianza della città antica, che, collocato su un terreno pianeggiante, presentava due ordini di loggiati. Sono ancora visibili le basi di 12 segmenti murari che sostenevano la cavea, conservata ancora per un’altezza di 7 metri. Nei pressi dei resti del Teatro, in attesa di una collocazione definitiva, si trovano epigrati parti di decorazioni e materiale vario proveniente dalla zona. Altri reparti sono conservati nel Museo Civico e nell’atrio del Palazzo Comunale di Macerata.


Informazioni fornite dal centro I.A.T. di Macerata